Tre serie, tre stagioni

Ultimamente non scrivo più molto di serie televisive. Un po' perché ne ho ridotto sensibilmente il consumo e un po' perché ne parlano così tanti che non credo che le mie impressioni andrebbero ad aggiungere molto valore. E poi, dai, c'è che recensisce ogni episodio prima che esca e magari si fa pure il binge watch di intere stagioni... Insomma, con i miei tempi è già molto se vi ricordate che esiste, quella serie, quando infine vado a parlarne...

Stavolta però faccio un'eccezione e parlo non di una, non di due, ma ben tre stagioni che ho finito di vedere da poco e che mi sento di consigliare.

The Expanse seconda stagione

La seconda stagione di The Expanse

Una bella conferma per quella che, non mi stanco di ripeterlo, è a mio parere la miglior space opera televisiva dai tempi di Battlestar Galactica. Non sono sicurissimo perché non conosco i romanzi, ma credo che in questa seconda stagione si sia coperto il finale del primo romanzo, Leviathan il Risveglio, e parte del secondo, Caliban la Guerra. In questa stagione si evolve la minaccia della Protomolecola (che finalmente ha un nome) che getta benzina sul fuoco di una situazione socio-politica molto tesa: Terra, Marte e la Cintura sono ormai ai ferri corti. La guerra è imminente. A rimetterci, guarda un po', sono sempre i poveracci.

The Expanse, populismo

Il cast si arricchisce di nuovi volti e vecchi personaggi assumono nuovo spessore. Peccato per la dolorosa (ma epica) perdita di Miller. Sul fronte della Rocinante, una delle mie navi spaziali preferite, stavolta ho trovato meno feeling con James Holden, per scoprire invece una maggior simpatia per il pilota marziano Alex, sufficientemente pazzo ma al tempo stesso molto umano.

Questa stagione, come la prima, purtroppo soffre un pochino della 'sindrome da budget limitato' che aveva colpito anche le prime stagioni di Game of Thrones, e che toglie oggettivamente il senso di epicità ad alcune scene girate con poche comparse e in ambientazioni troppo risicate.

Peccato, anche se rimango un affezionato spettatore. Speriamo che in futuro si possa disporre di più grana. La storia non manca. Gli attori nemmeno.

Into The Badlands prima stagione

La prima stagione di Into The Badlands

Se dico Via col Vento incontra Kill Bill ho risvegliato qualche interesse? Spero di sì. Mi sono accorto dell'esistenza di questa serie solo quando ho cominciato a notare un certo numero di tweet entusiastici nella mia timeline che annunciavano l'inizio della seconda stagione. Preso dalla curiosità, sono andato a cercarla.

Come avevo fatto a perdermi la prima stagione? Dov'ero? A cosa pensavo?

La trama di Into The Badlands non è ricercatissima: un futuro post apocalittico, la gente che si raccoglie in comunità comandate da spietati Baroni/Tiranni, i loro sgherri che vanno in giro a fare guerra con gli avversari e ad amministrare 'giustizia'...

Raccontata così non sembra niente di speciale, ma quello che contraddistingue questa serie è il come è realizzata, il look and feel di una ambientazione che vede mescolare gli scenari delle piantagioni di cotone di Rossella O'Hara a bizzarri veicoli anni '30 fino all'uso smodato delle katana (le armi da fuoco non sono presenti in nessuna forma). Un mix talmente ben riuscito da risultare irresistibile. Se a questo aggiungiamo il fatto che i combattimenti con le arti marziali sono quanto di meglio si sia visto finora in una serie televisiva, allora il risultato è davvero esplosivo.
Da vedere.

Legion, prima stagione

La prima stagione di Legion

Mentre il filone dei Difensori Marvel sembra lentamente afflosciarsi dopo un Daredevil azzeccato, ecco che arriva una nuova serie pronta ad alzare di nuovo l'asticella.

Legion si focalizza sul personaggio di David Haller, il figlio di Charles Xavier degli X-Men. David è un mutante dai poteri mentali straordinari che purtroppo soffre di una grave forma di schizofrenia che lo rende... diciamo... imprevedibile.

La serie è portata sullo schermo da Noah Hawley, il creatore di Fargo. È qualcosa di nuovo sul fronte supereroi, e dimostra come ci sia ancora molto da sperimentare. Un'estetica anni '60 molto ricercata, una colonna sonora splendida e una serie di scelte coraggiose dal punto di vista della regia e della fotografia.
Per seguire Legion bisogna prepararsi alle montagne russe: si passa in un attimo dal supereroistico all'horror psicologico allo psichedelico, e c'è anche spazio per qualche sorriso.

La scelta di raccontare la storia di un personaggio schizofrenico (vedi Mr Robot) pone necessariamente le basi per una storia 'pazza', non facilissima da seguire, in cui non è sempre chiaro cosa sta succedendo, e nemmeno dove e quando. Il fatto che però alla fine il senso ci sia permette di godere di tutta la stagione fino in fondo, se si ha la volontà di seguire con attenzione ogni scena.

Da segnalare la prova dei bravissimi Dan Stevens, che fa dimenticare il bambolotto belloccio di Downton Abbey, e di Aubrey Plaza, che si rivela una vera mattatrice.

Una serie davvero da non perdere.

David