Paradise Beach: dentro l'incubo

Come capita spesso, il titolo originale The Shallows è più riuscito rispetto alla traduzione italiana: Paradise Beach: Dentro l'incubo. The shallow-sea, in inglese, sarebbero le acque poco profonde. La spiaggia, appunto. E cosa può succedere nelle acque di una spiaggia per giustificare un intero film?

Nancy (Blake Lively) è un paramedico che si concede una vacanza da surfista per riprendere il controllo dopo una crisi esistenziale. Si ritrova ai tropici in una spiaggia splendida, deserta, un vero paradiso per surfisti. Roba che quasi per tutti i primi minuti di film puoi solo invidiarla pensando alla nebbia e al freddo che ti aspettano fuori.

Praticamente solo lei, la sua tavola, due altri surfer che si fanno gli affari loro. E i gabbiani. E, bleah, la carogna di una balena.

E, ops, insieme alla balena, un pericoloso squalo bianco.

Uno dice "vabbé uno squalo in spiaggia o ti piglia subito oppure scappi, no?".
"No".

Non è così semplice, se rimani ferita e ti ritrovi su uno scoglio a duecento metri dalla riva, con uno squalo che ti gira intorno e la marea che si alza.

Beh, tutto qui?

Tutto qui, si direbbe. Ma il risultato invece è un discreto survival che comunque tiene incollati con l'ansia di capire come se la caverà la protagonista.

Carina l'idea del trovarsi in pericolo di vita a veramente pochi metri dalla salvezza (la riva). Carino anche il contrasto tra la situazione di pericolo e il paesaggio idilliaco della spiaggia, sottolineato da scene a volte molto 'glossy' ma comunque piacevoli da vedere. Brava la protagonista Blake Lively, bella e credibile nel ruolo della surfista. Bravo anche il gabbiano Steven Seagull. Un po' meno bravo, a mio parere, lo squalo. Qualche (rara) scena un po' troppo CGI lo rende una presenza non sempre minacciosa come sarebbe stato, immagino, nelle intenzioni degli autori.

Blake Lively

Però si guarda con piacere.