Rogue One

Lo dico subito così ci togliamo il dente: Tarkin e Leia in computer grafica non si possono guardare, davvero. Non nello stesso film in cui la maggior parte degli effetti speciali e visivi è qualcosa di meraviglioso.
Non che siano fatti male, ma sono un pugno nell'occhio. Peccato. Sul serio, bastavano degli attori vagamente somiglianti e mi sarebbe piaciuto di più.

Detto questo, mi è piaciuto Rogue One? Sì, tanto. Uno dei film migliori della saga.

E lo dico come uno a cui Episodio VII - Il risveglio della forza comunque è piaciuto, e che dallo Star Wars di quest'anno si aspettava poco. Ero scettico. Un po' perché, avendo visto pochi trailer, l'idea che ne avevo tratto era quella di una storia tutta basata su questa Jyn Erso, una 'strong female character' un po' indisponente e un po' insolente, magari anche un po' stronza e dal background non molto chiaro. Meh. Poi invece nel film mi hanno tirato fuori una ragazza con una storia sensata, che inizia come sopravvissuta e cresce fino a farsi carico davanti a tutti delle proprie convinzioni e speranze. Bello.

Una bella storia, in sostanza. Forse non originalissima (non reputo necessariamente l'originalità un pregio) ma che va comunque a dare diverse risposte alla saga e che si innesta direttamente davanti (pochi minuti, forse poche ore prima) a Episodio IV: una nuova speranza. Una storia, quella legata all'improvvisata squadra Rogue One, in cui veniamo a contatto con due concetti fondamentali che avevamo ingenuamente ignorato: il primo è che l'Alleanza Ribelle non è poi tutta rose e fiori e brava gente e sorrisi e pacche sulle spalle (le pacche sulle spalle ci sono, ok, ma con un blaster puntato alla schiena); il secondo è che se non hai il privilegio di andartene in giro con i Grandi Eroi Galattici e gli Jedi e tutte queste cose fighe, allora per te comune mortale la ribellione è una faccenda brutta.

E poi la Forza. Se ne parla tanto, in questa storia. Ma quando non la vedi, quando non hai le prove che sia reale, è difficile farvi affidamento. È difficile avere speranza. Questo è un aspetto che fa provare molta empatia per i personaggi, perché anche noi siamo così. Affidarsi alla speranza richiede uno sforzo eroico e, forse, richiede anche quel momento in cui non vedi altre vie di uscita. O hai la necessità di espiare una colpa, riparare a tanto male che hai fatto in passato, anche se credevi fosse per una buona causa.
È questa ricerca, questa motivazione l'elemento di Rogue One che accomuna tutti i personaggi di questa sorta di 'sporca dozzina'. È questa motivazione che fa gridare a Jyn che le ribellioni si fondano sulla speranza, perbacco! È questa motivazione che persino l'Alleanza Ribelle sembra non avere. Nella prima parte la vedi appena appena, ma con lo scorrere delle scene ecco che compare, sempre più evidente. E spinge tutti i protagonisti, umani, alieni e droidi, verso una strada difficile da percorrere ma che porrà le basi per qualcosa di epico.

Dai, lo sai già cosa succede.

A tutto questo aggiungiamo una battagliona finale da brividi, un po' di personaggi appena tratteggiati che tuttavia rimarranno solidamente nella memoria dei fan (1), un Darth Vader spaccaculi come lo volevo vedere da un pezzo e un droide imperiale riconvertito, K-2SO, che vale da solo il prezzo del biglietto.

Insomma, da non perdere. Sul serio. Tempo speso bene.

(1) c'è chi ha criticato il poco approfondimento dei tanti personaggi ma, poi, se fate i conti dei minuti e delle battute riservate a un Boba Fett qualsiasi, capirete che per creare i personaggi memorabili non servono tanti spiegoni e dialoghi e scene e cose.

"Ti amo" / "Lo so".

"Il capitano dice che sei un'amica. Io non ti ucciderò."

"La Forza mi ha protetto." / "IO ti ho protetto!"

Una battuta per dire tutto. Questo è Star Wars.