La civiltà del vento - J. G. Ballard

No, le apocalissi come te le racconta James Graham Ballard nessuno ci riesce. Non sono, occhio, come quelle robe dei film di Hollywood con le esplosioni, le stragi, le catastrofi e tizi che si fanno i piercing e guidano automobili strane. No. Le apocalissi di Ballard sono un lento e languido scivolare nell'ossessione, nella decadenza, nella resa.

Ma soprattutto nell'ossessione.

Il tema di questa antologia (che ho scoperto essere un'antologia e non un romanzo solo dopo aver terminato la prima novella) è senza dubbio l'ossessione. Non l'apocalisse. L'ossessione di risvegliare la città ormai morta. L'ossessione per i resti di un astronauta morto. L'ossessione per un relitto di aereo che non ti porterà da nessuna parte. L'ossessione per una battaglia che non affronterai mai.

Ossessione narrata con una prosa bellissima che resiste a una traduzione a volte distratta e che, niente, ti cattura anche dopo capitoli fitti di descrizioni e dialoghi che non portano a nulla.

Ballard è un narratore vero, che le storie te le fa vivere. Anche se poi non sono fatte di esplosioni e cataclismi ma solo di ruggine, di sabbia, di odore di gasolio e di inquietudine.