La città perduta - Clive Cussler

Questo romanzo di Cussler mi ha irritato talmente tanto da spingermi a decidere di non leggere più altre cose di uno scrittore che in passato ho sempre trovato molto piacevole e divertente.

Peccato, perché l'esperienza di vita di Cussler arriva a sovrapporsi in parte a quella dei suoi personaggi e non è per niente difficile trovarvi qualcosa di Dirk Pitt. Questo si riflette anche nei romanzi dai quali emerge, se non proprio uno stile letterario alto, perlomeno una passione contagiosa che trasporta immediatamente il lettore in un mondo avventuroso e coinvolgente.

Se i primi romanzi di Cussler soffrono di una apparente inesperienza, è anche vero che nel tempo il suo stile è migliorato. E allora da dove vengono le numerose ingenuità di cui è intriso questo romanzo che, nel 2004, dovrebbe essere stato scritto dopo almeno una ventina di best seller?

Non so. Mi sono trovato di fronte a personaggi tratteggiati male, una trama troppo inverosimile per sospendere l'incredulità e, soprattutto, una serie di sempre più irritanti luoghi comuni. Il romanzo infatti è ambientato in Francia e devo dire che c'è stato un discreto impegno nell'infilare nei comportamenti dei personaggi tutti i cliché immaginabili, dalle baguette al formaggio, dal vino alle Citroen, dai baffi al merde. Ne viene fuori un'ambientazione caricaturale degna dei fumetti di Asterix ma non certo delle avventure della NUMA.

Aggiungiamo all'irritazione la stupidità della copertina della TEA che mostra le rovine di una città Maya quando nel romanzo non è presente nulla di simile. Bella scelta da parte di qualcuno che sicuramente non ha letto il libro. Peccato. In questo caso, quindi, avrei fatto decisamente meglio a scegliere un autore indipendente. Almeno loro sanno cosa c'è dentro quello che stanno pubblicando.