Il tempo che vacilla

Il lunedì mattino del 20 gennaio 2014 era molto freddo e molto grigio. Stavo guidando verso l'ufficio con qualche apprensione in più rispetto ai normali lunedì. Il giorno precedente il fiume Secchia aveva rotto gli argini nei dintorni di Bomporto e, siccome l'acqua tende a scorrere dall'alto verso il basso, era ovvio che l'alluvione sarebbe arrivata anche nella Bassa. Si attendeva infatti la piena nelle ore successive.
Il giorno dopo, alla stessa ora, avrei guidato lungo una carreggiata protetta da barriere di fortuna e circondata completamente dall'acqua. Un lago che il giorno prima non c'era, e che il giorno dopo non ci sarebbe (forse) stato più. Una sensazione strana, preoccupante ed esaltante allo stesso tempo.
Ma quel lunedì, lungo la strada, di fronte agli ingressi di abitazioni e negozi continuavo a notare i sacchi di sabbia ammucchiati, pronti a proteggere beni e strutture. Piccoli argini di terra, ammassati in fretta e furia da chi aveva una ruspa a disposizione, tracciavano il confine dei cortili e dei campi. Era una mattina strana. L'atmosfera era tesa, cupa. Sembrava di poter toccare il senso di attesa, tanto era solido. Sembrava di stare in guerra.

"Singolare." pensavo, "Questa sensazione di minaccia continua, incombente ma in qualche modo familiare e quotidiana. Il terremoto nel 2012, la tromba d'aria nel 2013, l'alluvione nel 2014. La Natura sembra avercela con noi, come se ci stesse prendendo di mira. Come se non ci volesse, come se stesse tentando di sbarazzarsi di noi."

La Natura ce l'aveva con noi, certo. Eppure si andava avanti, giorno dopo giorno, continuando a fare le solite cose. Al lavoro, come sempre. Giusto un sacco di sabbia in più. Assomigliava tanto, ragionavo, a quel senso di minaccia continua che in qualche modo avevo cercato di esprimere nel mio primo romanzo di fantascienza.

"Forte." pensavo, "Pur non rendendomene conto da subito, ecco la sensazione che ho cercato di descrivere."

Già.

Peccato che abbia tentato di mettere nero su bianco questa sensazione prima della sequenza terremoto / tromba d'aria / alluvione. Il romanzo e il relativo spunto, infatti, erano nati nel 2011. Non c'era ancora stato il terremoto, non c'erano ancora state alluvione e tromba d'aria.

"Ancora più forte." pensavo, "Ho cercato di mettere nero su bianco una sensazione che in realtà avrei provato solo tre anni più tardi!"

Strano, vero? No, non troppo. Mi succede, ogni tanto. Il tempo non è proprio lineare. Ci sono eventi che non accadono nella sequenza giusta, ci sono eventi che non si sa di preciso in che ordine accadono. Faccio le cose giuste, ma non le faccio nel momento giusto. Anzi, sembra che il momento non sia mai quello giusto. E ci sono accadimenti che non ricordo davvero con che sequenza sono avvenuti, oppure che accadono con un tempismo davvero sospetto.

Un esempio. Un giorno, un triste giorno, ero tornato a casa dal funerale di mia zia. Dopo il lungo viaggio di oltre quattro ore avevo disfatto i bagagli ed ero andato, stanco, a fare una doccia. Esattamente appena uscito dal bagno mi attendeva, inaspettata, un'altra brutta notizia: era morto un mio caro amico e il giorno dopo ci sarebbe stato il funerale. Ricordo che faticai a considerare quel momento come qualcosa di reale. Quante possibilità c'erano che quegli eventi fossero collegati con tale precisione? Voi che avete studiato statistica, fate un calcolo veloce. Anch'io l'ho studiata. E mi sentivo all'interno di una brutta sceneggiatura.

Ma davvero ho scritto una cosa prima di provarla sulla pelle? Ma davvero un funerale si è accodato direttamente a un altro? Forse ricordo male? Forse gli avvenimenti non sono avvenuti in quell'ordine? Forse sì, invece.

Il tempo è sfuggente, non lineare. Si piega e si deforma, avanza e si contrae, devia e si estende sotto il nostro sguardo.

È... è... è wibbly wobbly.

Ecco. Un'aspetto fantastico di Doctor Who è la buffa facilità con cui riesce a spiegare in termini comprensibili la mancanza di linearità del tempo.

Come non citare quel capolavoro di episodio che è 'Blink'?

"People assume that time is a strict progression of cause to effect. But actually from a non-linear, non-subjective viewpoint it's more like a big ball of wibbly-wobbly timey-wimey... stuff."

Lasciare la lingua originale è d'obbligo perché la traduzione in italiano ("Le persone pensano che il tempo sia una rigida progressione di causa ed effetto ma in realtà, da un punto di vista non lineare, non soggettivo, è più come una grossa palla un po' vacillante che va e viene, fluttuante.") purtroppo non ha la stessa semplice potenza espressiva.

Ecco quindi la spiegazione perfetta: allo sceneggiatore di quell'episodio di Doctor Who, il caro Steven Moffat, la spiegazione del Wibbly Wobbly faceva comodo per poter piegare e far chiudere le trame a piacimento anche quando i buchi diventavano incolmabili. In realtà, lo sceneggiatore, non si era reso conto di quanto fosse andato vicino alla spiegazione più razionale, realistica e comprensibile del tempo e del suo scorrere.

Se mi chiedete il perché di tante incongruenze, vi risponderò che il tempo è una palla vacillante. Davvero. E Steven Moffat lo sa.