Il Talismano - Stephen King & Peter Straub

Per salvare la madre morente, il dodicenne Jack Sawyer deve partire per un viaggio che lo porterà all'altro capo degli Stati Uniti alla ricerca del prezioso Talismano. Per raggiungere la meta dovrà attraversare i Territori, un mondo sovrapposto al nostro, pieno di pericoli ma anche di bellezza e meraviglia.

Ci sono romanzi per i quali non valgono le normali 'modalità' di recensione. Non basta e non ha senso stare a specificare che ti è piaciuto, che la trama è ben organizzata o che la prosa è piacevole. A un certo punto nemmeno ti interessa che la trama o la prosa siano buone o cattive, o se il romanzo è un capolavoro o se l'autore ne ha scritti di migliori.
Davvero, chissenefrega. Si tratta di quei libri che hai letto un numero insensato di volte, quei libri che in un certo modo ti sono legati, che continuerai a portarti dietro e che ogni volta che ne apri le pagine rievocano non solo la loro storia, ma anche la tua.

Uno di questi romanzi, per me, è proprio Il Talismano di King & Straub.

Nello specifico una copia di Sperling Paperback acquistata con la paghetta al mare, a quell'edicola di S.Antonio, quella dove mi rifornivo di Urania e fumetti per passare l'estate. Un paperback che è ingiallito ma che miracolosamente ha ancora tutte le pagine al loro posto. Che forse profuma ancora di mare e di merendine.
Questo strano romanzo che mi sembrava una cosa avvincente, un po' alla Goonies e un po' alla Ritorno al Futuro (siamo ancora negli anni '80, eh), ho cominciato a leggermelo nei pigri pomeriggi estivi. Aveva un discreto e succulento numero di pagine, ma sembrava l'ideale per le ore che seguivano i pranzi della nonna. E quanto mi è piaciuto, caspita. Non avevo capito, subito, che la storia di Jack Viaggiante è una di quelle avventure nelle quali ti immergi fino al collo. Una storia che mescola con sapienza orrore e fantasia, cose da ragazzini e realtà più scomode, da adulti. È stato il mio primo approccio 'serio' al fantasy, prima ancora di Tolkien e di Brooks. Sono stato fortunato, credo.

Tempo speso bene? Non lo so più ormai. È il mio tempo, i miei ricordi. Sono le mie estati.

Quasi quasi me lo rileggo.

(non è vero che profuma di mare e di merendine: è piuttosto una spiacevole puzzina di colla ammuffita)