Il quinto giorno - Frank Schatzing

Lo ammetto. Sono sempre rimasto intimorito dalla dimensione de 'Il quinto giorno'. Quelle mille e qualcosa pagine racchiuse in una copertina rigida (non credo che la brossura riesca a tenerle incollate insieme) mi spaventavano nonostante la curiosità che provavo nei confronti di questo romanzo. E se poi non mi piace? E se poi mi stanco? E se mi casca in faccia? E se poi rimane lì per mesi interi?

Invece ce l'ho fatta.

E, beh, un paio di volte mi è caduto.

Però non è stato faticoso. Lo metto tra le mille e qualcosa pagine più scorrevoli che mi sia capitato di leggere.

C'è da dire che Schatzing è verboso ma scrive anche storie appassionanti con uno stile molto leggero che ti incita continuamente a proseguire. Gli anglosassoni li chiamano i 'page turner', quelli che ti fanno girare pagina, quelli che non ti fanno prendere fiato, quelli che devi andare avanti ancora un po'.

Ti può piacere? Non so. Te lo spiego.

Si tratta di un tecno-thriller che prende quasi immediatamente una piega catastrofica. Una crisi a livello planetario che comincia da piccoli eventi (aumento del numero di meduse letali, attacchi di squali, strani comportamenti dei pesci, ecc) e peggiora gradualmente (attacchi inspiegabili da parte dei grandi cetacei, tsunami, avvelenamenti di massa, cambiamenti climatici) fino a mettere l'umanità in serio e imminente pericolo di estinzione.

I protagonisti sono per la maggior parte scienziati, tecnici e militari che uniscono le forze prima per comprendere e poi per trovare una soluzione alla minaccia incombente. Il 'comprendere' assume, in questo libro, un'importanza fondamentale che ne spiega anche la lunghezza. Pur non essendo per niente avara di scene d'azione, si tratta di una storia che non può essere risolta dall'avventuriero, dal supereroe o dall'agente speciale di turno e soprattutto non da quello che prima spara e poi chiede spiegazioni. È necessario infatti comprendere e infine accettare ciò che sembra profondamente inammissibile per la natura umana. E, forse, è proprio la natura umana a mettere veramente in pericolo la propria sopravvivenza sul pianeta.

Questi concetti trovano perfettamente posto in un finale intenso e in un epilogo che lascia spazio a quel minimo di riflessione che non guasta mai. Uniamo poi una ricca carrellata di personaggi al fatto che, perlomeno fino al punto in cui comincia la fantasia, la storia si appoggia su un notevole lavoro di ricerca scientifica (l'autore in seguito ha pubblicato un saggio contenente gran parte del materiale di ricerca che è rimasto fuori dalla narrazione), e ne viene fuori un romanzo davvero bello che si legge e si conclude con la giusta soddisfazione. E che, per qualche giorno dopo averlo chiuso, continua a riproporsi nei pensieri, nelle idee, nel ricordo dei personaggi.

La mia prossima lettura, però, non supererà le trenta pagine. Quaranta, al massimo.