Il partigiano d'Artagnan - Alberto Cotti

Nel breve periodo in cui sono riuscito a praticare scherma quasi seriamente, ho avuto la fortuna e l'onore di avere come maestro Alberto Cotti. Di Cotti ebbi un'impressione buonissima fin dal primo istante. Una simpatia immediata, a pelle. Impressione che si confermò negli anni. Era un uomo garbato, semplice, paziente, con un pacato senso dell'umorismo.

La palestra nella quale il gruppo schermistico svolgeva le sue attività non si poteva certo dire all'avanguardia. Era un ex lavatoio, una struttura allungata, piccola, un po' dimessa, adagiata al margine di un canale. Una di quelle palestre con le finestre sempre sporche di ragnatele. Non che ci fosse necessità di altro, del resto, per tirare di scherma.
Il gruppo era frequentato da poche persone e al termine degli incontri, dopo aver riposto armi e attrezzature, spesso si rimaneva a fare due chiacchiere in compagnia dei pensionati del vicinato che, per passare il tempo, venivano a guardare gli incontri. Erano chiacchierate serali che mi mancano, che non ritroverò più. Quei momenti in cui la palestra si raffreddava, d'inverno, mentre fuori la nebbia si avvicinava. O quei momenti in cui la luce calda del tramonto, d'estate, si infilava nella sala illuminando il pulviscolo che andava depositandosi sulla pedana. A volte, in quelle chiacchierate, tenevano banco i più giovani. A volte invece era l'occasione per gustarsi i racconti di un tempo passato, di godersi piccole ma preziose testimonianze raccontate a cavallo tra l'italiano e il dialetto.

Le storie più interessanti erano di sicuro quelle di Cotti.

Beh. Non mi era capitato spesso di poter ascoltare testimonianze dirette di Roma durante il fascismo, o dell'ARMIR, o della difesa a Porta San Paolo, o delle battaglie dei Partigiani sull'Appennino. Testimonianze raccontate con la pacatezza e la semplicità che Cotti riusciva a mantenere. Pur essendo ricordi di guerra, riusciva ad evitare discorsi di politica o di fazione o di odio verso l'altro. Chiunque fosse l'altro.

Il partigiano d'Artagnan

Più avanti scoprii che tanti di quei ricordi Cotti li aveva messi nero su bianco, in un libro di memorie che sembrava quasi un romanzo, e che si chiamava Il Partigiano d'Artagnan. Stampato dal comune di San Giovanni in Persiceto, ne ottenni un paio di copie. Una la custodisco ancora gelosamente, anche se il libro è disponibile per tutti online.

"Tutto ciò che oggi è goduto come un diritto naturale, senza un atto d’origine, si sappia che invece ha avuto un inizio e un prezzo."

Leggetelo. È corto. Forse non sarà alta letteratura. Viene da un operaio, una persona semplice ma di grande valore.

Non dimentichiamo.