Homeland - Cory Doctorow

Sì, ok, la mia precedente recensione voleva in realtà preparare questa, visto che ho finito da poco di leggere Homeland, il secondo capitolo delle 'avventure' di Marcus Yallow.

Di cosa parla questo romanzo? Beh, sostanzialmente di quello che succede a Marcus dopo gli avvenimenti della prima storia. Il ragazzo è cresciuto, è una piccola celebrità e, anche se è riuscito a cavarsela dopo la lotta contro il DHS, non se la passa benissimo. L'attuale crisi economica non lo aiuta certo a trovare lavoro, e il licenziamento del padre è in parte causa delle attività sovversive del giovane.
Anche se perennemente al verde, lo vediamo comunque sempre al lavoro, a smacchinare su hardware e software, a costruire cose al Noisebridge.
Mentre si trova al Burning Man, il festival di cultura alternativa che si tiene nel deserto di Black Rock in Nevada, Marcus è avvicinato da Masha, un ex agente del DHS che lo 'omaggia' di una chiavetta USB con una chiave per decrittare un enorme archivio contenente materiale scottante. La richiesta è delle più classiche: "se scompaio, pubblica il materiale".

(è ovvio che si tratta della premessa ideale perché il nostro giovane eroe inizi a combinare guai)

L'argomento è sempre lo stesso: la lotta alla prepotenza di governo e multinazionali, il rispetto dei diritti civili, la difesa della libertà del cittadino. Gli avvenimenti narrati sono sempre spaventosamente vicini alla nostra realtà, ma lo scenario in questo caso è meno legato ai fatti dell'11 settembre e ricorda invece quanto accaduto con WikiLeaks, Edward Snowden e Chelsea Manning. Cosa succede quando si entra in possesso di materiale compromettente? Come sopravvivere quando il governo sa cosa potresti farne?

La narrazione è sempre piacevole e, anche se a volte ho avuto la tentazione di andare a prendere la testa di Marcus e lanciargliela contro un muro per la facilità con cui riesce a mettersi nei guai. Ma questo in fondo fa parte del personaggio. Una sensazione strana invece me l'ha data la prima parte del libro nella quale accanto ai personaggi fittizi compaiono, in veste di cameo, dei personaggi reali ben conosciuti all'autore. È una tecnica un po' particolare che non mi lascia mai una bella sensazione, mi infastidisce. Fortunatamente dura poco. La storia comunque è bella, forse leggerissimamente meno avvincente di Little Brother ma narrata sempre nel modo diretto, interessante e stimolante che ha Doctorow nel descrivere storie, persone, cose e ideali.

Lascia una sensazione dolorosa, devo dire, leggere la postfazione di Aaron Swartz. Una bellissima 'call to action' che ricorda ancora una volta il fatto che questo geniale ragazzo è venuto a mancare troppo presto e che la perdita che tutti abbiamo subito è davvero grande.

Beh, insomma. Sniff. Facciamo in modo che attivisti come Swartz non siano mai dimenticati. E diffondiamo romanzi come Homeland. Con i tempi che corrono bisogna prepararsi un po' tutti al conflitto, e arrivarci ben equipaggiati mi sembra sia il minimo. Tra l'altro non hai scuse: il romanzo è scaricabile gratuitamente dal sito dell'autore e pubblicato su licenza 'Creative Commons'. Quello che ti si chiede in cambio è diffonderlo, farlo leggere e, se puoi e vuoi, comprarne una copia cartacea. Magari da donare a una biblioteca o una scuola.

Ripeto. Non hai scuse.