Doctor Who, la decima stagione, gli spoiler e i pensieri sparsi

Se stai cercando una recensione dell'ultima stagione di Doctor Who, non è questo il posto giusto. Altri blog ne hanno già parlato con abbondanza di dettagli. Lascio volentieri a loro le analisi e i giudizi e le stelline e le cose così. Probabilmente hai già letto questa tiritera nei miei post più recenti. Sappi che la porterò avanti ancora per poco. Resisti.

Ah, occhio ai numerosi e beatamente incontrollati spoiler.

Comunque.

A me Steven Moffat piace un sacco. Gli voglio tanto bene, non scherzo. Ha scritto e fatto cose fantastiche. È un autore che non ha paura di niente e si butta nelle storie e nelle trame con la grazia e l'entusiasmo di Obelix in mezzo ai soldati romani. Tanto di cappello. A volte il buttarsi ripaga e vengono fuori dei mezzi capolavori (ho già detto Blink, Heaven Sent, The Empty Child?). A volte il buttarsi significa sbagliare e il risultato non è granché. Beh, capita. Per quanto mi riguarda preferisco chi osa e sbaglia rispetto a chi va sul sicuro, a chi apre un sacco di sottotrame e ha paura di chiuderle, a chi continua a riproporre cose già viste.

Poi, ecco, secondo me quando osi e dai molto come fa Moffat a un certo punto puoi anche esaurire, temporaneamente, le idee.
E allora se riesci ti prendi una piccola pausa, te ne vai in vacanza e ti ricarichi e arricchisci di nuovi spunti. Oppure ti accartocci sulla ripetizione di concetti e di situazioni, cominci ad auto-referenziarti (cosa che fa sempre contento il fandom) ma non sembri più avere quella spinta e quella 'magia' che avevi un tempo.

Ecco, a questo proposito io un po' questa decima stagione l'ho trovata bellina ma vagamente fiacca. Nel senso che gli episodi non scadono mai troppo, a parte la parte centrale, ma non brillano neanche. A tratti si riprende, soprattutto sul finale, e credo che siano venute fuori anche cose simpatiche. Ma mi ha lasciato la stessa sensazione che mi hanno dato le ultime due stagioni di Sherlock: molte citazioni dedicate ai fan e pochi spunti veramente nuovi e/o appassionanti. Come se Moffat si fosse infine arenato su quelle idee con le quali aveva iniziato e dalle quali non riesce più a staccarsi.

Però Doctor Who non è solo Moffat. C'è Peter Capaldi, il bravo Capaldi che ha portato questo Dottore burbero e un po' ruvido capace di grandi emozioni, arrivato alla fine del ciclo delle ormai tradizionali tre stagioni (come passa il tempo). Temo mi mancherà. Tanto.

Missy & Master

Poi c'è Missy, oh, Missy! Con Michelle Gomez che è una tale 'ruba scene' che appena appare sullo schermo non ce n'è più per nessuno. Ho trovato la sua presenza nella stagione un po' ricalcata sull'ottava: qualche scena quà e là negli episodi per poi prepararne l'ingresso glorioso sul finale. Purtroppo secondo me si capiva fin da subito chi era chiuso nella Cripta, e a tratti non ho capito in pieno l'evoluzione del personaggio. Almeno un paio di battute/azioni mi sono ancora oscure, ma non mi preoccupo perché non è che deve incastrarsi sempre tutto. Però, insomma, Missy e Master nella stessa scena è una cosa che non capita spesso, eh? Possiamo dire "io c'ero".

Poi ci sono Nardole e Bill Potts.

Forse li apprezzerò di più col tempo, ma ad oggi non li ho trovati straordinari. Nardole è un personaggio comico piuttosto smart (e infatti risolve più di una situazione) la cui gag ricorrente è quella di trattare il Dottore quasi come fosse un ragazzino sotto la sua responsabilità. Col tempo si capisce che si tratta quasi di un gioco tra i due, ma alla lunga mi ha stancato. La cosa che più ricorderò di lui è che in precedenza era blu, e quindi probabilmente della stessa razza di Dorium Maldovar. Sono cose.

Anche Bill temo non sarà una delle companion più memorabili. È molto intelligente (e nei primi episodi le fanno fare tutte le domande nerdissime che girano su Reddit), simpatica e positiva, ma questa intelligenza sembra scemare con la stagione. Bill non ha grandi conflitti e nemmeno tanta profondità, mi è parso. Certo, c'è il ricordo della madre scomparsa che risolve un episodio un po' come fece la foglia di Clara. E poi c'è il fatto che è omosessuale, cosa che viene semplicemente ripetuta quasi in ogni episodio: non mi è sembrata una caratteristica funzionale a nulla se non al fatto di poter mettere un check alla sezione 'abbiamo accontentato la comunità LGBT'. Dov'era già successo? Ah, guarda, in Class. Bello, infine, l'arco narrativo che la vedere chiudere la sua presenza con un emozionante collegamento all'episodio iniziale.

Emojibot

Poi, in chiusura, cosa abbiamo? Abbiamo che finalmente Mark Gatiss azzecca un episodio con il dodicesimo Dottore (Empress of Mars), e abbiamo quella strana e poco riuscita storia in tre episodi (Extremis, The Pyramid at the end of the world, The Lie of the Land) di cui vorrei, se si può, tenere solo il primo. Abbiamo qualche soluzione particolarmente intelligente, come rendere troppo costosa l'eliminazione degli umani (Oxygen). E poi abbiamo gli Emojibot, cavolo, gli Emojibot. E in generale tanti vecchi (ma proprio vecchi) nemici.

È stato un viaggio niente male.

E adesso bisogna aspettare altri sei mesi prima dello speciale di Natale, con tanti saluti (e più di una lacrimuccia) a Peter Capaldi e Steven Moffat.

Ciao.