A monster calls

Credo che sia difficile trovare non tanto una classificazione quanto il target di pubblico giusto per questo genere di film. Per gli adulti può rischiare di risultare in apparenza troppo 'bambinesco', ma i toni e le situazioni sono spesso troppo forti per un pubblico di ragazzini o bambini.

Non so se si tratta di un genere vero e proprio, ma ci posso raccogliere un po' a forza quei film come Il labirinto del Fauno, Nel paese delle creature selvagge e forse anche Un ponte per Terabithia.
Non parlo tanto dell'ambientazione dark (vedi Tim Burton o Neil Gaiman) quanto proprio di quel genere di fiaba nella quale le cose non vanno per il verso giusto, nella quale le cose brutte succedono davvero e nella quale il lieto fine ce lo possiamo scordare a favore di un bel nodo allo stomaco, o alla gola. Sono film che per me hanno comunque un certo fascino, che è ciò che mi ha attirato alla visione di A monster calls.

La trama?

Conor vive con la madre gravemente malata. Il ragazzino sembra cavarsela bene: si prepara da mangiare, va a scuola da solo. È un bravo artista, come la mamma. Eppure c'è qualcosa che non va. Si sveglia con un incubo ricorrente. Viene preso di mira dai bulletti della scuola.
E, sette minuti dopo la mezzanotte, riceve la visita di un albero di tasso (1) che si trasforma in un mostro umanoide e discende dalla vicina collina. Il mostro propone al ragazzo di raccontargli tre storie, al termine delle quali sarà Conor a raccontarne una.

La storia, per quanto semplice, è affascinante. Una storia di crescita ricca di simboli e di significati non immediati che parla di vita, di morte, di verità e di sensi di colpa. Il coinvolgimento emotivo con questa tragedia familiare è immediato, grazie anche ai bravi e credibili attori (compresa una nonna Sigourney Weaver molto severa e molto British). Molto bravo e sufficientemente inquietante il ragazzino protagonista.

Le prime storie che vengono raccontate sono rese bene, con una tecnica di animazione che sfoggia un'estetica analoga a quanto visto in Harry Potter e i doni della Morte o in Hellboy 2, che richiama in parte anche lo stile delle illustrazioni del protagonista e quelle del romanzo di Patrick Hess dal quale è tratto il film. Illustrazioni, disegni, piccoli capolavori che accompagnano tutto il film.

Peccato per la presenza scenica del mostro/albero, personaggio che meritava di essere un po' più impressionante, un po' meno evidente, un po' meno pupazzone in CGI molto somigliante a Groot. Ma sono i miei gusti.

Bel film, insomma. Non spensierato, non avvincente. Da guardare quando si è predisposti al genere.

(1) Il tasso, oltre ad essere un bell'albero molto longevo, è chiamato anche 'albero della morte'. Al tempo stesso, fornisce principi attivi utilizzati in medicina.